3 dicembre

La visione distorta di noi stessi ci ha portato a non prenderci la responsabilità per le nostre azioni.

Sex Addicts Anonymous, pagina 43 (pag. 32 in inglese)

Ricordo chiaramente che il mio sponsor mi disse di tirare fuori il mio biglietto da visita e di scrivere sul retro: “Se non sono io il problema, non c’è soluzione”. Poi mi ha incaricato di tenere quel biglietto in mano fino al nostro prossimo incontro. Ho accettato con riluttanza e poco dopo mi sono lamentato dei metodi del mio sponsor con chiunque volesse ascoltare.

Quando racconto quella storia oggi, sorrido e rido di me stesso. Ricordo come mi sono persino lamentato di non poter tenere in braccio i miei figli con “quella carta” in mano. Ricordo anche come giunsi ad accettarlo dopo che un amico in recupero mi disse che gli piaceva l’idea, che era come una preghiera.

Ovviamente, la scritta non aveva lo scopo di generare un senso di colpa ossessivo e debilitante o di condurmi a delle riflessioni morbose. Invece, gradualmente instillò la visione vitale che le mie percezioni distorte mi stavano mantenendo nel martirio perpetuo. Forse questo dipendente aveva imparato ad amare il proprio vittimismo. Ora credo che il mio sponsor stesse solo cercando di imprimere in me che nulla cambia se non cambia nulla. Sono responsabile delle azioni necessarie per cambiare e solo io posso fare quelle scelte. Tenere in mano quel biglietto era un atto di apertura mentale e volontà, un esercizio benigno d’umiltà tanto necessaria alla ricerca della vitale onestà con sé stessi. Tutte le grandi cose hanno un piccolo inizio e il piano spirituale del mio sponsor per trasformare la mia vita è iniziato con una singola frase su un piccolo biglietto.

È possibile un grande cambiamento se sono aperto e volenteroso.

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