Con [il Primo Passo] riconosciamo di avere una malattia e non una semplice debolezza o difetto di carattere, e che siamo impotenti di cambiare questo fatto.
Sex Addicts Anonymous, pag 32 (23 in inglese)
Sono entrato nel programma stordito e confuso. Non riuscivo a capire perché non riuscissi a smettere i miei comportamenti compulsivi che, come minimo, minacciavano di rovinarmi la vita e, nella peggiore delle ipotesi, di uccidermi. La mia mente stava impazzendo e il mio corpo sembrava andare avanti col pilota automatico. I miei pensieri migliori mi trascinarono in altri problemi. I miei pensieri peggiori cadevano sulla vergogna e i sensi di colpa, confermando ciò che credevo di me stesso. Dov’era la mia forza di volontà? Dov’era la mia forza interiore? Perché non riuscivo a fermarmi?
Man mano che iniziavo a comprendere la natura della mia malattia, pensavo tra me e me, “I pazienti di cancro non si affidano alla forza di volontà o alla forza interiore. Seguono un trattamento prescritto e fanno di quel programma la loro massima priorità in modo da rimanere in vita.” Vorrei fare la stessa cosa, pensavo. Ho visto altri che ce l’hanno fatta; i “Superstiti dalla Dipendenza Sessuale” li chiamavo.
Allo stesso modo di altre persone affette da malattie mortali, non era colpa mia se ero malato. Trattare la malattia era comunque la mia responsabilità. Il mio percorso nel recupero ebbe inizio accettando di essere impotente davanti a questa malattia. Ma in quella impotenza trovai un Potere più grande di qualsiasi altra cosa avrei potuto immaginare.
Tratto questa malattia come tratterei qualsiasi altra malattia mortale. Seguo il programma di trattamento e mi recupero.
