21 aprile

Per troppo tempo, molti di noi l’hanno trovato familiare, quasi confortevole rimanere nel cerchio della compulsività, demoralizzati, spergiurare di smettere per poi agire compulsivamente ancora.

“I Tre Cerchi”

Avevo stabilito i miei cerchi prima della sobrietà e ho notato di aver speso molto più tempo nel mio cerchio intermedio che in quello interno. Se potessi rimanere nel mio cerchio intermedio, pensavo, non mi sarei dovuto sentire così demoralizzato. Ma il cerchio intermedio porta in una direzione sola.

Uno dei posti migliori per agire compulsivamente distava trenta miglia da casa mia. Guidavo spesso lì intorno alle undici di sera. Potevo sentire dei cambiamenti fisici dati dall’anticipazione. La mia macchina aveva una mente propria e io ci stavo per il passaggio.

Dicevo a me stesso che sarei rimasto fino a una certa ora, ma prima che me ne rendessi conto, sarebbero diventate le sei del mattino e sarei andato di corsa a casa per andare al lavoro senza aver chiuso occhio. Mi sarei detto mai più, eppure, dopo un paio d’ore di riposo quel pomeriggio, sarei tornato nel meccanismo.

Consapevole che il mio cerchio porta comunque delle conseguenze, ho iniziato a tornare presto a casa. Poi una notte, mentre guidavo compulsivamente, in un barlume di chiarezza, mi sono detto “veramente non voglio fare questo”. Ho svoltato e sono tornato a casa. La mia macchina e il mio nascente recupero stavano entrambi raggiungendo un punto di svolta. Un cerchio intermedio ben definito mi aiuta a individuare il meccanismo, ed eventualmente mi fa stare alla larga dal mio cerchio interno.

Quando li uso, questi strumenti fanno miracoli. In quale cerchio mi trovo ora?

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