18 ottobre

Indirizziamo la nostra condivisione a tutto il gruppo, non a uno o più individui.

Sex Addicts Anonymous, pagina 12

Crosstalk (parlare ad una sola persona in condivisione): un po’ vagamente definito, spesso turbante, a volte ben intenzionato. In una riunione ho condiviso una difficoltà che stavo passando, ponendo concludendo la mia condivisione in modo autocritico. Subito dopo, qualcuno ha condiviso che era solito criticare sé stesso parlando con gli altri, ma che una ragazza, quando lo aveva lasciato, lo aveva criticato facendoglielo notare, senza dubbio in mezzo ad altri difetti. La persona lo prese a cuore, e ora non lo faceva più, e accidenti se ne era grato! Mi fece vergognare.

Si trattava di crosstalk? Di sicuro a me è sembrato così. Non ha mai fatto riferimento direttamente a me, ma sembrava chiaro di chi stesse parlando e che tutti gli altri lo sapessero. Per mesi in seguito, mi sono sentito a disagio ogni volta che io e lui eravamo nella stessa stanza. Quando condividevo, stavo attento a non dargli alcun motivo per prendermi di nuovo di mira. L’ironia, però, è che sono diventato più consapevole del mio comportamento autodistruttivo e ho iniziato ad affrontarlo.

Quindi, si trattava di crosstalk? È stato dannoso? È stato certamente doloroso e inquietante, ma alla fine ne è venuto fuori qualcosa di buono. Mi ha anche dato un nuovo apprezzamento dei potenziali effetti – positivi e negativi – del crosstalk.

Anche con le migliori intenzioni, se finisco nel crosstalk, posso mettere a rischio la sensazione di sicurezza degli altri. Mi assicurerò di condividere solo la mia esperienza.

Sono io il soggetto delle mie condivisioni. Aiutami a moderare quello che dico con il rispetto e la considerazione.

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