25 novembre

Non giudichiamo i membri che hanno delle ricadute, perché sappiamo che tutti noi siamo impotenti nei confronti di questo problema.

Sex Addicts Anonymous, pagina 85 (in inglese 67)

Recentemente ho capito perché giudico costantemente gli altri e mi metto a confronto con loro. Viene dalla paura. Una parte di me crede che se riesco a scoprire in che modo sono diverso o migliore rispetto a qualcun altro, sarò protetto da qualunque difficoltà stiano affrontando. Ovviamente non ha senso. È un’abitudine estremamente radicata, però, e ci casco in molte occasioni.

Non molto tempo fa, un fratello in recupero ebbe una ricaduta. Mi sentivo come se avessimo camminato insieme sull’acqua, rimanendo sobri un giorno alla volta per grazia di Dio. Ma le ondate della dipendenza hanno riportato indietro il mio partner. Sono stato paralizzato dalla paura per diversi giorni. Le voci della mia stessa malattia mi dicevano: “Tu sei il prossimo”.

Ho iniziato a giudicare e fare confronti tra me e il mio amico, cercando di capire l’errore fatale che lo aveva portato alla ricaduta, un difetto che io non possedessi per sentirmi al sicuro da quel destino. Non sono riuscito a trovare nulla di diverso in me per spiegare come mai io fossi ancora sobrio e il mio amico no. Proprio come tutti gli altri, sono umano, suscettibile a tutte le cose umane e impotente davanti alla mia malattia. Mentre non spetta a me giudicare gli altri, forse dipendere un po’ di più da Dio è ciò che mi aiuta a rimanere sobrio.

Per oggi, accetterò la mia umanità e troverò guida e coraggio nel mio Potere Superiore.

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