9 giugno

L’importante è considerare con onestà la nostra dipendenza, e abbandonare l’idea di controllare il nostro comportamento con la forza di volontà o di gestire la nostra vita senza aiuto.

Sex Addicts Anonymous, p. 44 (p. 25 edizione inglese)

Una volta, dopo un incontro, qualcuno mi chiese: “Ti capita di provare la sensazione della sobrietà?”. Sentii una scossa, come uno schiaffo in faccia, eppure era completamente precisa. Avevo agito compulsivamente per settimane con l’illusione di fregare tutti e di non ferire nessuno. Certamente questo modo di pensare fa parte della malattia.

Fatta l’affermazione, ho realizzato che non stavo fregando nessuno affatto. Le persone sapevano quel che facevo pur coprendo le tracce delle mie azioni. Anche io lo sapevo. Cominciai a capire che l’inganno più grande era verso me stesso. Le bugie che mi raccontavo erano le basi della distruzione attorno a me.

Penso spesso a questa conversazione, e ringrazio profondamente quella persona. Potrebbe non essere stato facile da dire, e compresi che fu detto per amore. Un buon amico è quella persona che ti dà una svegliata, che fa una dichiarazione coraggiosa, che rimuove il vetro dell’inganno. Sono così grato di far parte di un’organizzazione che offre supporto incondizionato, il quale può includere un’onestà scomoda. Il vero amore non è un concetto nuovo, ed è vitale per il mio recupero.

Uno dei doni scaturiti dal frequentare le riunioni è l’onestà alla quale assisto e, in cambio, inizio a mettere in pratica l’onestà nella mia vita.

Se so essere onesto, allora sono sulla giusta strada.

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